La sagoma di un X-Wing ai piedi della Rocca Roveresca racconta già una piccola ribellione: quella dell’immaginazione, capace di attraversare lo schermo e trovare un approdo fra le architetture di una città italiana. Per chi ama Star Wars, riconoscere quelle forme significa ritrovare una parte della propria storia. Le prime battaglie spaziali guardate trattenendo il respiro, il desiderio di sedersi ai comandi di un caccia dell’Alleanza, le discussioni interminabili su quale pianeta visitare se l’iperspazio fosse davvero alla nostra portata. Dal 18 al 20 settembre 2026, Utopica Fantasy Festival porterà questa passione a Senigallia, nelle Marche, dove la seconda edizione della manifestazione ospiterà un’area dedicata alla saga di George Lucas, curata dall’associazione Galaxy nel fossato della Rocca Roveresca. Ad attendere gli appassionati saranno ambientazioni ispirate a Dagobah e Hoth, scenografie, creature e personaggi che appartengono alla memoria collettiva del fandom. Un appuntamento che, dal nostro osservatorio di Rebel Legion Italian Base, offre l’occasione per raccontare quanto lavoro, cultura cinematografica e desiderio di condivisione possano incontrarsi intorno a una galassia lontana lontana.
Senigallia si prepara così a diventare il punto di incontro fra immaginari differenti, lasciando che fantasy, fantascienza, fumetto, gioco e spettacolo attraversino alcuni dei suoi luoghi più riconoscibili. Il debutto del 2025 ha registrato 105.000 presenze secondo il dato dichiarato dagli organizzatori, un risultato che restituisce la dimensione dell’interesse suscitato dalla manifestazione. La seconda edizione raccoglie questa eredità e la sviluppa attraverso un festival diffuso, nel quale spostarsi fra una piazza, un teatro e una fortezza diventa parte dell’esperienza. Per il pubblico di Star Wars, il fossato della Rocca sarà un riferimento preciso; intorno, però, continueranno ad aprirsi altre possibilità, dal tavolo da gioco al concerto, dall’incontro con un illustratore alla scoperta di un costume. Il bello di questi appuntamenti sta anche nella libertà di arrivare con una destinazione chiarissima e tornare a casa dopo aver scoperto una passione imprevista.
A costruire il collegamento con l’universo di George Lucas sarà Galaxy, associazione culturale nata nel 2007, impegnata nella promozione della fantascienza e nell’incontro fra appassionati, associazioni e professionisti del settore. La sua esperienza comprende manifestazioni come Lucca Comics & Games e Romics, appuntamenti nei quali il pubblico ha imparato a riconoscere la presenza di scenografie e costumers capaci di rendere tangibile l’immaginario cinematografico. La presentazione dell’associazione ricorda collaborazioni con Disney, Lucasfilm e licenziatari come LEGO e Hasbro; fra i suoi associati figurano membri delle sezioni italiane di organizzazioni internazionali quali 501st Legion, Rebel Legion, Mandalorian Mercs e Saber Guild. Dietro questa rete si incontrano competenze diverse: chi studia un’uniforme, chi realizza un elemento scenografico, chi lavora alla riproduzione di un accessorio e chi accompagna il pubblico durante un evento. Il risultato visibile dura magari il tempo di una fotografia, ma nasce da un impegno collettivo molto più lungo.
Per noi della Rebel Legion Italian Base, sezione italiana della Rebel Legion nata nel 2005, questo rapporto fra accuratezza e incontro è parte essenziale del costuming. Dare forma ai personaggi della saga richiede una conoscenza che passa dai film, dalle serie e dai riferimenti visivi, per arrivare alla scelta dei tessuti, alla costruzione degli accessori e alla verifica delle proporzioni. Una tunica Jedi, osservata distrattamente, può sembrare semplice; chi prova a realizzarla scopre presto quanto contino la consistenza del materiale, la sovrapposizione degli strati e il modo in cui il tessuto cade durante il movimento. Lo stesso vale per un casco da pilota o per un’uniforme ribelle: il personaggio diventa riconoscibile attraverso un insieme di dettagli che devono funzionare insieme. Questa attenzione custodisce un legame con le opere originali e, allo stesso tempo, rende possibile un’esperienza condivisa con chi si avvicina per curiosità, nostalgia o entusiasmo.
Poi arriva il momento in cui il costume incontra una persona, e tutto quel lavoro assume un significato ulteriore. Un bambino può voler sapere se un Jedi abbia davvero costruito la propria spada laser; un adulto può fermarsi davanti a un pilota e ricordare la prima volta in cui ha visto la battaglia di Yavin. Un appassionato esperto noterà un particolare della cintura, mentre chi conosce appena la saga riconoscerà comunque un gesto, un colore o una silhouette. Il costuming vive anche di questa capacità di parlare a livelli diversi, senza chiedere a nessuno di superare un esame preliminare. Accogliere una domanda, concedere il tempo per una fotografia, ascoltare il ricordo legato a un personaggio: sono azioni semplici che danno concretezza alla dimensione comunitaria di Star Wars. La precisione artigianale prepara l’incontro; l’attenzione alle persone gli dà valore.
A Utopica Fantasy Festival 2026, il viaggio di Galaxy comincerà da due mondi che hanno segnato profondamente la storia della saga: Dagobah e Hoth. Entrambi occupano un posto centrale in L’Impero colpisce ancora, il film del 1980 diretto da Irvin Kershner che allargò gli orizzonti di Star Wars e mise i suoi protagonisti davanti a prove destinate a cambiarli. Accostarli significa richiamare due modi differenti di raccontare la Ribellione e la crescita di Luke Skywalker. Hoth è il luogo della resistenza collettiva, dell’organizzazione e della necessità di proteggersi a vicenda sotto la pressione dell’Impero. Dagobah porta invece la storia verso il dubbio, l’apprendimento e il confronto con i propri limiti. Ritrovarli nello stesso percorso offre ai visitatori una doppia chiave di lettura: la meraviglia immediata del riconoscimento e la possibilità di tornare sulle emozioni che quelle ambientazioni continuano a suscitare.
L’allestimento dedicato a Dagobah annuncia la casa di Yoda, un X-Wing, R2-D2 e C-3PO, riunendo elementi e figure immediatamente familiari al pubblico. La presenza del droide protocollare va letta nella dimensione di un incontro celebrativo con la saga: durante gli avvenimenti di L’Impero colpisce ancora, infatti, C-3PO segue una vicenda diversa dal percorso di Luke e R2-D2 sul pianeta paludoso. È proprio il linguaggio del festival a permettere questo avvicinamento fra icone, costruendo uno spazio nel quale i visitatori possono ritrovare più frammenti del proprio immaginario. Dagobah, del resto, conserva un fascino particolare perché ribalta le aspettative. Il luogo nel quale Luke spera di trovare un grande maestro appare remoto, ostile, poco rassicurante. La dimora di Yoda introduce invece una scala raccolta, quasi domestica, dentro un universo che ci aveva abituati a stazioni da battaglia, hangar e incrociatori.
Il richiamo all’X-Wing aggiunge a questo scenario una delle immagini più potenti dell’intera saga. Su Dagobah, il caccia di Luke diventa il centro di una lezione sulla fiducia, sulla percezione dei propri limiti e sulla difficoltà di accettare ciò che ancora non comprendiamo. Per questo osservarne una ricostruzione significa incontrare anche il ricordo della sequenza in cui Yoda lo solleva dalla palude attraverso la Forza. La forma del velivolo porta con sé quella scena, insieme alle battaglie dell’Alleanza e al legame fra pilota e astromeccanico. R2-D2, a sua volta, occupa una posizione unica nella memoria dei fan: comunica attraverso suoni e movimenti, ma riesce a trasmettere ostinazione, preoccupazione e iniziativa con un’efficacia sorprendente. Davanti a questi soggetti, la fotografia diventa spesso il punto di partenza di una conversazione, perché ogni visitatore riconosce un dettaglio diverso e associa a quel dettaglio una propria storia.
Il versante dedicato a Hoth porterà invece Wampa e Tauntaun, insieme ad altri soggetti pensati per gli incontri fotografici. Per chi ha seguito le vicende della Base Echo, bastano questi nomi a far riaffiorare il bianco delle distese ghiacciate, le pattuglie ribelli e la sensazione di un rifugio costantemente minacciato. Il Tauntaun racconta l’adattamento a un ambiente estremo e accompagna alcune delle sequenze più ricordate del film; il Wampa introduce la vulnerabilità di Luke prima ancora dell’offensiva imperiale. Sono creature molto diverse, entrambe capaci di rendere credibile un pianeta attraverso il suo ecosistema. Star Wars ha costruito gran parte della propria forza visiva proprio così, dando l’impressione che ogni mondo continui a esistere oltre ciò che la macchina da presa mostra. Ritrovare questi soggetti in uno spazio fisico permette di soffermarsi sulle forme, sulle proporzioni e sulle soluzioni creative che li rendono immediatamente riconoscibili.
Hoth parla in modo particolare anche alla sensibilità ribelle. La battaglia mette al centro una comunità che deve guadagnare tempo per consentire l’evacuazione, affidandosi al contributo di piloti, tecnici, soldati e personale di comando. L’eroismo si distribuisce fra molte persone, alcune delle quali restano sullo schermo soltanto per pochi istanti. È un aspetto che il costuming aiuta a riscoprire: studiare un personaggio secondario significa spesso interrogarsi sul suo ruolo, sull’equipaggiamento, sul contesto nel quale agisce. Un’uniforme da truppa ribelle può così aprire una conversazione sull’organizzazione dell’Alleanza, mentre un casco richiama una squadriglia, una missione o un dettaglio che durante la visione era passato inosservato. L’incontro con una scenografia diventa anche un modo per guardare di nuovo il film, portando l’attenzione su ciò che rende quel mondo coerente e abitato.
A legare queste esperienze sarà “Listening”, il tema scelto per Utopica 2026, accompagnato dal manifesto di Maurizio Manzieri e dal suo immaginario sospeso fra dimensione umana, meccanica e fantastica. L’ascolto trova in Star Wars un terreno particolarmente fertile. Il percorso di Luke su Dagobah nasce dalla necessità di rivedere le proprie certezze e imparare a prestare attenzione a qualcosa che sfugge alle sue abitudini. Anche la vita di una community richiede questa disponibilità. Chi conosce la saga da decenni può incontrare qualcuno che vi è arrivato attraverso una serie recente, un videogioco o una giornata trascorsa con la famiglia. Le porte d’ingresso cambiano, così come i personaggi ai quali ci si affeziona. Lasciare spazio a queste differenze permette al fandom di crescere e rende più interessanti le conversazioni, perché ogni nuovo punto di vista può riportare alla luce un aspetto che avevamo smesso di osservare.
L’ascolto ha inoltre un significato concreto per le realtà di costuming che affiancano alla passione un impegno di volontariato e solidarietà. Nella storia della Rebel Legion Italian Base, la relazione con le persone dà senso a molte delle attività svolte: il costume diventa uno strumento per offrire attenzione, creare un momento di serenità e sostenere iniziative condivise. Questa sensibilità accompagna anche il modo in cui si vive una manifestazione pubblica. Occorre capire chi desidera avvicinarsi e chi preferisce guardare da una certa distanza, rispettare i tempi dei più piccoli, accogliere chi è alla prima esperienza. Un festival mette fianco a fianco persone con aspettative differenti, e proprio per questo può diventare un buon luogo nel quale esercitare curiosità e rispetto. La passione si trasmette più facilmente quando trova qualcuno disposto a fare spazio.
Intorno all’area Star Wars, Utopica proporrà altri modi di entrare nelle storie. Alla Rocca, “La rivincita di Khaleesi”, esperienza ispirata a Game of Thrones, annuncia un’avventura di circa venti minuti per gruppi di quindici partecipanti, chiamati a prendere parte direttamente alla vicenda. Il Foro Annonario ospiterà il gioco da tavolo con PLAY Festival del Gioco, offrendo una dimensione nella quale il racconto nasce dalle regole, dalle decisioni e dall’interazione fra i partecipanti. Il Teatro La Fenice accoglierà invece le sfide conclusive del LIT di League of Legends, portando nel programma la componente competitiva e collettiva dell’esport. Sono attività che coinvolgono il pubblico in modi diversi e che possono dialogare con l’esperienza del fandom starwarsiano: interpretare un ruolo, collaborare, osservare una strategia, lasciarsi sorprendere dall’esito di una scelta sono meccanismi che attraversano molti dei linguaggi della cultura nerd.
L’Artist Alley di Piazza Simoncelli permetterà di avvicinarsi al lavoro degli autori, con la presenza annunciata di Dev Madan, legato all’identità visiva di Sly Cooper e ai concept di Return to Monkey Island. Per chi ama il lavoro sui costumi e sulle scenografie, osservare un illustratore significa anche risalire verso una delle origini di ciò che viene poi costruito. Una silhouette, una combinazione cromatica o una proporzione possono definire l’identità di un personaggio prima ancora che prenda forma in un modello tridimensionale. Star Wars offre un esempio straordinario di quanto il progetto visivo contribuisca alla forza di un universo narrativo. Fermarsi davanti a un disegno può quindi diventare un’occasione per riflettere sulle scelte che rendono memorabile un volto, un’astronave o una città, e sul lavoro necessario per trasformare un’intuizione in un’immagine capace di attraversare le generazioni.
Il programma musicale di Piazza Garibaldi comprenderà Generazione Vanni e Cristina D’Avena con i Gem Boy, con questi ultimi insieme alla cantante attesi venerdì 18 settembre alle 21.30. Domenica sarà anche la giornata del Cosplay Contest, un appuntamento che darà spazio all’interpretazione, alla creatività e al lavoro di chi decide di portare un personaggio sul palco. Le sigle e il cosplay condividono una capacità preziosa: rendono visibile, o improvvisamente udibile, il legame personale con una storia. Una canzone può far incontrare ricordi d’infanzia molto diversi; un costume può raccontare mesi di preparazione e il desiderio di rendere omaggio a un’opera amata. In mezzo a questi linguaggi, Star Wars trova una collocazione naturale, perché appartiene da sempre a una cultura nella quale le storie continuano attraverso le persone che le custodiscono e le reinterpretano.
Per organizzare la visita, il riferimento dell’esperienza curata da Galaxy sarà dunque il fossato della Rocca Roveresca di Senigallia: l’area Star Wars è annunciata dalle 15.00 alle 23.00 venerdì 18 e sabato 19 settembre, e dalle 15.00 alle 20.00 domenica 20 settembre 2026. Sono gli orari indicati per questa specifica area; per il programma complessivo, le modalità di accesso alle singole attività e gli eventuali aggiornamenti è opportuno consultare il sito ufficiale di Utopica Fantasy Festival. Conoscere in anticipo luoghi e appuntamenti aiuta a costruire la giornata, lasciando comunque il tempo per fermarsi davanti a una scenografia, parlare con altri appassionati o seguire una curiosità nata lungo il percorso.
Da parte nostra, guardiamo a occasioni come questa pensando soprattutto agli incontri che possono generare. Un appassionato potrebbe scoprire quanto studio richieda un costume e decidere di iniziare il proprio; una famiglia potrebbe tornare a casa con la voglia di rivedere L’Impero colpisce ancora; qualcuno potrebbe riconoscere nell’entusiasmo degli altri lo stesso legame che custodisce da anni. Fra Dagobah, Hoth e le mura della Rocca Roveresca, Utopica Fantasy Festival 2026 offrirà uno spazio nel quale dare forma a queste possibilità. E davanti a un X-Wing, anche chi conosce ogni sequenza del film potrebbe ritrovarsi ancora una volta a osservare i motori, cercare con lo sguardo il posto di R2-D2 e immaginare la prossima rotta. Voi da dove comincereste: dalla casa di Yoda o dalle distese di Hoth?


